Domenico FratiniDOMENICO FRATINI è nato a Treia nel 1935. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Macerata, diplomandosi sotto la guida del maestro Remo Brindisi. Ha allestito personali e partecipato a numerose collettive in Italia e all’estero, conseguendo ovunque unanimi consensi di pubblico e di critica. Alla Mostra internazionale di Modigliana (Forlì) ha ottenuto il primo premio, alla collettiva internazionale dell’Accademia "Fanum Fortunae" il premio speciale nel 1982. Ha illustrato alcune copertine di libri sulla storia di Treia, sulla Marca Medievale e sulla Marca Anconetana del basso Medioevo dello scrittore Alberto Meriggi, docente all’Università di Urbino. L’ultima sua mostra, quest’anno in aprile, a Camerino, presso il Terziero Rocca di Muralto.

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LA MUSICA DEI COLORI

L’antica via delle arti, che dal cuore della città scende al Duomo, non è più animata come una volta. Voci e suoni, un tempo familiari, sono scomparsi. Non ci sono più "le botteghe odorose di cose buone, genuine e aperte, come annotava Dolores Prato in Giù la Piazza non c’è nessuno. A poco a poco, sotto l’incalzare del progresso e della tecnologia, sono spariti tutti i mestieri e le botteghe, veri luoghi d’incontro e di dialogo. Con loro sono tramontati anche molti usi e costumi. Restano tuttavia ben salde nella coscienza e nell’immaginario collettivo memorie e tradizioni: la Disfida del Bracciale, il corteo storico, le rievocazioni medievali, le taverne con menu d’epoca e un corollario variopinto di figuranti. E ogni anno, in agosto, nell’arena sotto le mura i quartieri (Onglavina, Borgo, Cassero e Vallesacco) danno vita ad una spettacolare sfida rinnovando le gesta del mitico Carlo Didimi, cantato dal poeta dell’Infinito. Resta, altresì, integro il culto per le arti visive e musicali, a conferma di una sensibilità che ha radici profonde. L’esempio più efficace lo offre Domenico Fratini, che da sempre coltiva con passione pittura e musica in una simbiosi indissolubile. Basta entrare nel suo studio per assaporare l’atmosfera tipica dell’artista, schivo e solitario, ma non isolato, che vive tra pennelli, tele, spartiti e strumenti musicali. Un luogo semplice e suggestivo che conquista l’anima, come per muta melodia. Mentre dipinge egli ascolta musica, la musica dei sogni, degli ideali, delle speranze. Da qui nascono le sensazioni che stimolano l’estro e la fantasia, prendono corpo le emozioni che si tramutano in segni e colori, colori forti, luminosi, trasparenti che denotano un senso di felicità creativa. E tra linea e linea, tra colore e colore (azzurro, verde, viola, giallo e rosso pallido) s’instaura come per incanto uno stretto rapporto musicale e poetico. In questa dimensione, sospesa in perfetto equilibrio tra la visione razionale e l’ideazione nostalgica, si cala il verbo pittorico, sempre incline a cogliere la realtà naturale, a trasfigurare la luce, rincorrere le nubi, dare respiro al vento, fermare l’Eclissi che ammanta l’umanità d’oscuri presagi, mentre nel sottofondo plastico e formale palpitano vibrazioni intime di colore, come tanti ritmi e dissolvenze messi lì a prefigurare repentini cambi d’umore e stati d’animo. Una sorta di concerto per tele e per colori, un effluvio di lievi melodie che salgono lassù, verso l’alta vertigine, solcata da bianche vele o casette da fiaba, dove l’autore sembra ritrovare il proprio essere e la propria misura. Atmosfere leggiadre su spazi ampliati e distesi, scanditi da vivide e festose trame, con la luna o il sole così ravvicinati alla terra che sembrano baciare l’azzurro del mare o il verde dei prati. Immagini di paesaggio filtrate dall’immaginazione, visioni di natura trasfigurate dai colori dell’arcobaleno, tronchi d’albero spesso privi di chioma, racchiusi entro linee parallele e figure geometriche, quasi a scandire il pentagramma della vita.
Fratini predilige i tagli orizzontali, le scansioni nette, allineate, che si dischiudono su altrettanti spazi di forte presa e suggestione. Una geometria dinamica che genera effetti di sottilissime vibrazioni un’astrazione dalla realtà che diventa sogno e memoria di un mondo incontaminato. Come per un ritrovato Eden.
Il linguaggio pittorico di Fratini resta tuttavia ancorato ad una concezione neo-figurativa del dato oggettivo in cui si avvertono chiari influssi surreali e metafisici. I cieli neri e tenebrosi, le albe boreali, gli spazi inondati di una luce troppo algida per essere vera, sono lì a confermare un’atmosfera inquietante e densa di mistero. Ma, il suo pennello, educato alla corte del maestro Brindisi, sa essere anche fortemente espressivo e carico di rinnovata ispirazione. Ne sono testimonianza i visi sofferti e sgomenti dipinti agli albori, le figure d’anziani colti in spazi serrati, senza orizzonti, le comari alla finestra, curiose e loquaci, i suonatori di flauto e di danno, ebbri di gioia e d’armonia i venditori di cocomeri (gonfi e goffi alla Botero) che lasciano trasparire il senso dell’umorismo e dell’ironia. In sintesi, una pittura variegata, quella di Fratini, capace di slanci improvvisi e di silenti abbandoni. Come cantano i suoi notturni (un omaggio a Chopin), tutti costruiti sulle sfumature del blu mare. Sono così incantevoli nel riflesso dello specchio d’acqua immobile ed attonito, che anche Narciso vi avrebbe cercato la sua immagine. E come gioisce la tavolozza quando impagina le campagne in fiore, le distese marine, gli scorci di Treia, la sua città vista da fuori le mura: il Duomo, San Francesco, l’Abside, Porta Monte Grappa; viuzze e angoli pittoreschi rivivono nel nitore e nel silenzio, in un’atmosfera atemporale che sa di trascendenza. O, quando ricrea con sapiente maestria la battaglia di Vallesacco, dipinta nel 1865 dal romano Silverio Copparoni sul sipario dello storico Teatro comunale. Nel suo universo pittorico trovano spazio anche gabbiani in perpetuo volo e cavalli frementi allo stato brado, ai quali l’autore sembra affidare un messaggio di libertà e di speranza.
"Quando dipingo, racconto me stesso e il momento in cui viviamo. La pittura è fatta di ritmi, di vibrazioni; ogni segno, linea, colore trascrive un’emozione, è sinonimo d’armonia e di musicalità". E’ racchiuso tutto qui il segreto artistico di Domenico Fratini, che, al di fuori d’ogni corrente o classificazione, resta un pittore spontaneo e un po’ romantico, con una sua cifra e un suo idioma, teso sempre a coniugare pittura e musica, sostenuto com’è da una vocazione autentica e dall’esigenza intima di una spiritualità contemporanea che riscatti il contingente per farsi strumento di verità e di poesia.

Alvaro Valentini

 


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