La miscela, la pasta, il cric

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Attorno alla chiesa si sviluppava un mondo in gran parte scomparso o trasformato ma non abbastanza  da scalfire  quei profondi legami quasi affettivi con i luoghi ed i rapporti umani che tra di essi, all’epoca,  erano nati.

“Il negozio di semi e sementi oltre che mangimificio, Bruno e Lina, (oggi studio medico e negozio di frutta, già macelleria) dove si preparavano i sacchi di “miscela” per gli animali che qualche volta, da ragazzini,  aiutavamo a caricare su un piccolo camioncino Fiat, rosso e con il copertone marrone, che poi partiva per raggiungere case e stalle nelle più lontane frazioni.

“Accanto, il grande ed alto garage, Fernando (ora occupato da un bar-gelateria)  con i trattori e, maestose sullo sfondo,  le rosse macchine per battere il grano, la pompa della nafta ed un grande bancone da officina dal quale prendevamo le protezioni da saldatori con i vetrini affumicati per vedere l’eclissi del sole”.

“Ore e ore, giornate intere trascorse a giocare, a parlare ed ammirare biciclette, motorini, moto, ad organizzare partite di calcio, giri in bicicletta e spaghettate alla carbonara o, d’estate, lunghe camminate serali fino a San Lorenzo, per raggiungere genitori parenti ed amici che giocavano a bocce nella gancia sotto la chiesa, portandoci dietro dei cocomeri mangiati, alla fine, sino a non poterne più”. 

“Poi c’era il contadino, Pippo,  simpatico  ma geloso della propria terra, che ci rincorreva,  non appena  intravedeva qualcuno giocare  su qualche suo campo o quando i nostri sfottò lo innervosivano più del solito”(chissà cosa farebbe ora vedendo il suo prato trascurato e cementato, i suoi amati e ombrosi “mori” tagliati …). 

Lì vicino, su due piani, un  altro mangimificio, Rolando, Righetto, (oggi abitazione e garage)   attività  familiare ampliata e proseguita sino ai nostri giorni  in un grande locale, davanti alla chiesa  di S. Girolamo (dove  prima si ricorda una officina  per la lavorazione del filo di ferro per imballatrici) con accanto da, qualche  settimana,  una pizzeria rosticceria.

Il negozio di tessuti e tendaggi, Fernanda,  e, di fronte, appena prima del mulino,  una rivendita di prodotti per l’agricoltura, Umberto, ora utilizzato da una parrucchiera .

Una fitta rete di relazioni sociali che continuava  attraverso la piccola bottega di generi alimentari di Leila con il pavimento di legno, la pasta sfusa negli scaffali,  le piccole e sottili caramelle di liquirizia, le stecche di  cioccolata   ”metà bianca metà nera” sul bancone, il grosso barattolo di tonno aperto e le tabelle merceologiche appese fuori. “Era una tappa  quasi giornaliera nell’andare a scuola ed anche con le pochissime lire  a disposizione riuscivi a trovare qualcosa da sgranocchiare”.

Oggi la bottega ha attraversato la strada trasformandosi in un mini-market,  con lo stile    della gestione familiare dove, tra una parola  e l’altra, è ancora possibile farsi fare  un buon panino con la “coppa”  e come bibita un tarocco siciliano appena sbucciato.

Al suo posto tanti anni fa una  bella casa colonica con, sulla strada, una minuscola officina da gommista, Amedeo, i vecchi copertoni e le camere d’aria accatastate in un angolo e le “donnine”  sui muri, all’interno.

Il titolare ed i suoi ragazzi di bottega erano sempre disponibili   in particolare con i più giovani e la considerevole diffusione tra questi della moda del motorino portò ad un aumento notevole della clientela con un conseguente trasferimento dell’officina nei più ampi locali sottostanti l’ abitazione del titolare (di fronte al campo sportivo), con le vasche per il bucato dove immergere le camere d’aria per trovare meglio i fori.

“Lì, chi più chi meno, siamo stati tutti a farci riparare o gonfiare la ruota di una bici o, più tardi a chiedere consigli e prezzi per truccare un motorino o una marmitta”.

Le frequenti “corse” a Macerata di Amedeo, per prendere un pezzo di ricambio o chissà dove per la consegna di qualche “ape” o “vespa” Piaggio erano anche occasione di svago per molti dei suoi amici pensionati e quindi l’officina oltre che un posto di lavoro diventò un piacevolissimo luogo di incontro.

Durante le sue assenze ai clienti badava, dal piano di sopra, sua madre,  instancabile distributrice e promotrice del settimanale “Famiglia Cristiana”.

Anzitempo scomparso ora una sua foto, parte della sua attrezzatura ed il ricordo della sua umanità   costituiscono l’anima di un’altra officina di uno dei tanti ragazzi di bottega, Paolo,  nei pressi della “guglia”.

 

Il Borgo

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