La messa in piega, la televisione e la colonnina

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……Non appena anche nel nostro territorio cominciarono a manifestarsi le prime avvisaglie del cosiddetto benessere comparvero nuovi bisogni che la piccola bottega da parrucchiera, Marisa,  a pochi metri dal forno, cercava di soddisfare.

“Certamente il “fai da te” era ancora la pratica più diffusa, tutti abbiamo il ricordo di una scatola in casa con dentro le mollette, i fermagli, i boccoli di plastica, la retina e le boccette della tinta, ma in certe occasioni e ricorrenze si cominciava a sentire  l’esigenza di una migliore cura della  persona e del suo aspetto”.

Di fronte sono ancora visibili le insegne di un negozio di piccoli elettrodomestici, articoli da regalo e per la casa.

 All’epoca le moderne pareti televisive erano un argomento per avveduti amanti di letteratura fantascientifica che si dilettavano leggendo “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, la radio era ancora la regina incontrastata tra gli strumenti di comunicazione.  La televisione, invece, la si andava a vedere nei bar o da qualche parente più danaroso; per i più era un sogno che, però, piano piano, in una decina di anni,  divenne realtà, seppur in bianco e nero,  proprio entrando nel negozio di Pietro e Maria, di fronte alla parrucchiera. 

“Ancora ricordo   l’emozione nel vedere quella grande scatola di cartone con dentro la televisione entrare nella nostra vecchia casa  e nell’attesa di vederla finalmente accesa con l’incancellabile prima sequenza  di una macchina scura  che corre su una polverosa strada di campagna tra grandi steccati con un piano di ripresa americano di chissà quale vecchio film.

Emozione pari  soltanto a quella  provata  durante la telecronaca di Tito Stagno dello sbarco sulla luna, con la televisione appoggiata sul carrello di vetro con le ruote e sopra la caravella illuminata”.

Dopo la televisione, il frigorifero, poi le cucine “economiche” in sostituzione delle stufe di ghisa, le prime cucine di formica, i mobili per la “sala”, la lavatrice, lampadari, senza scordare  i servizi “buoni” di piatti, posate, pentole, tazze, tazzine e bicchieri, cornici, asciugacapelli, mangiadischi, mangianastri, giradischi, ferri da stiro, frullatori, per sé o da regalare, una vera e propria corsa al consumo interrotta da corse, queste vere e proprie, dei titolari, verso la loro  piccola stazione di servizio, dall’altra parte della strada (oggi parcheggio) dove una lunga fila di auto strombazzanti reclamava il “pieno”.

Prima di questa piccola stazione di servizio il carburante era erogato da una vecchia pompa di benzina a mano che si trovava proprio davanti alla bottega di ferramenta, che da qualche mese ha abbassato le saracinesche.

Qui l’ingresso dei clienti era segnalato da un sonoro scampanellio  seguito da un “ecco…”  che dalla stanza retrostante  annunciava l’arrivo  di Bruno, il padrone,  recentemente scomparso (o di sua moglie, Teresa).

All’interno scaffalature di legno e metalliche si sviluppavano su tutte le pareti, cariche di materiali, sul pavimento cartoni da sballare. rotoli di reti, secchi di vernice, bastoni per picconi, vanghe, zappe e pale, ciambelle di fili elettrici, corde ed altri mucchi fin dietro il bancone.

Una  grande confusione, in realtà solo apparente,  perché dopo una vita da commerciante Bruno aveva tutto perfettamente ordinato e memorizzato fin nell’angolo più angusto del magazzino, là sotto quella botola davanti alla porta della cucina, con grande soddisfazione del cliente che qui trovava anche il pezzo fuori mercato e produzione, con il suo prezzo chissà quando aggiornato in quella lisa rubrica.

 

Il Borgo

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