La Fornace e la pizza

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fornace

……Superata Chiesanuova, dopo l’edicola e la ex casa cantoniera,  ancora si staglia nel cielo quel cilindro di mattoni che diventò subito il punto di riferimento principale per chi avesse voluto raggiungere o indicare, dal paese, la “fornace  di Bartoloni”.

Le sue origini risalgono al 1870 ma incomincia ad assumere le dimensioni di piccolo insediamento industriale nel secondo dopoguerra producendo mattoni e coppi, l’essenziale per il ricostruendo settore edilizio. Lavoro duro, durissimo ma  fondamentale per le misere economie familiari locali fondate sulla terra e sulla mezzadria. 

“La ancora precaria erogazione di energia elettrica durante il giorno, dopo la fine del conflitto,  costringeva noi “fornaciari” a lavorare in gran parte  di notte ma il bisogno e la giovinezza facevano dimenticare la stanchezza:  si cavava la terra dai campi vicini, la si impastava, la si lavorava e poi tutto veniva cotto nei forni”.

Inconfondibili i camion ed i camioncini aziendali che percorrevano le strade della nostra provincia (ma non solo) per consegnare i mattoni ed i coppi ai primi clienti, altrettanto indimenticabili i gruppi di donne che, partendo dal paese, a piedi, portavano il pranzo ai loro uomini, mariti, fratelli e figli che lavoravano in fornace.

Il boom economico e edilizio degli anni ’60 comportò una notevole diversificazione della produzione con conseguente ampliamento strutturale ed occupazionale della fornace Bartoloni che divenne la principale industria treiese, posto di lavoro ambìto e sicuro.

“I meno giovani ricordano ancora lo scoppiettio delle lambrette, dei motorini e delle prime utilitarie che si rincorrevano, lungo le curve della strada che dalla fornace sale verso il paese, appena scoccato mezzogiorno e dopo le cinque della sera, un “segnale orario” anche per chi lavorava nelle campagne”.

Il marchio “ceramica Bartoloni” con il tempo si impose come prodotto di qualità e per far fronte alle richieste di un mercato che aveva oltrepassato i confini nazionali si riempivano containers, stive e vagoni ferroviari (a volte trasportati in fornace),  facendo conoscere Treia e la bontà del lavoro treiese in tutti i continenti.

“Tutto questo garantì alla nostra collettività un decisivo periodo di sufficienti redditi che, uniti a massicce dosi di sacrifici, posero moltissime famiglie nella condizione di poter migliorare il loro futuro e quello altrui, attraverso la costruzione di una nuova casa  o il conseguimento di un titolo di studio”. Lo sviluppo durò per tutti gli anni ’80, e parte del decennio successivo, sostenuto da una discreta domanda interna, sia pure altalenante come l’andamento del settore edilizio, e da una buona richiesta estera in virtù anche delle varie svalutazioni della lira.

“Il mantenimento di queste quote di mercato imponeva però notevoli investimenti in tecnologia e risorse umane, invece si attuarono scelte meno impegnative che indebolendo la capacità concorrenziale dell’azienda diedero inizio, e non poteva accadere diversamente, ad un lento, costante  declino  delle Bartoloni Ceramiche verso la chiusura, avvenuta nel maggio 2001”.

Una quarantina le persone senza lavoro, tra di loro molti extracomunitari,  ricollocati in poco tempo nel sistema produttivo locale.   Quel che resta della fornace è stato venduto e nella attesa di conoscere il progetto definitivo di riconversione e recupero dell’area tra i capannoni oramai fatiscenti, in parte pericolanti, pieni di giganteschi macchinari arrugginiti, con tonnellate di prodotti ancora imballati ed  ammucchiati, vero e proprio museo post-industriale a cielo aperto, si aggirano e vivono giovani nordafricani, forza lavoro  silente per riempire  containers che vanno e vengono dai loro paesi.

Un sito importante, fondamentale della storia sociale ed economica  di Treia (pur con tutte le sue contraddizioni, comprese  le ingiustizie,  se non lo sfruttamento, del “primo” lavorare in fabbrica)  che scompare.

La pensione-locanda Dina, invece, è ancora lì, al suo posto, davanti all’ingresso della fornace.  Ai bei tempi era il punto di ritrovo per gli impiegati ed il dopolavoro degli operai, con  interminabili partite a carte e grandi bevute.

Una felice intuizione ha suggerito alla nuova gestione di  puntare su questo passato  (oltre che su di una ottima pizza) per attirare clienti e per suscitare in loro qualche curiosità “storica”, visto che da qualche mese si chiama  “Bar Hotel Ristorante Pizzeria Antica Fornace”……..

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Fornace Bartoloni

Locanda Dina

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