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“Un
paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, saper
che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche
quando non ci sei resta ad aspettarti”. Anzi,
tutto questo lo si vorrebbe ritrovare ben tenuto, immutato, casomai migliorato
e si vive, giorno dopo giorno, sognando di farne nuovamente parte, ben altra
cosa rispetto “all’effetto di quelle stanze di città dove si affitta, si vive
un giorno o degli anni, e poi quando si
trasloca restano gusci vuoti, disponibili, morti”. Può
anche succedere che gli uomini e il passar del tempo facciano rimanere il sogno
tale e che quindi convenga raccontare quello che si credeva dovesse appartenere al nostro piccolo
patrimonio personale, comunitario e generazionale, a futura memoria. Accingiamoci,
quindi, a compiere un viaggio nel passato treiese confortati ed assistiti
dai ricordi, nel vano tentativo di
rimanere giovani, almeno nella mente. Fugaci
istantanee, poverissime cornici da riempire, correggere, completare, arricchire
soprattutto con la vita e le storie
delle persone che questo passato hanno vissuto e creato. Macedoni Maurizio |
La Fornace
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