Treia, città del gioco del pallone col bracciale. Un gioco che risale al rinascimento, tradizionalmente riservato ai giovani rampolli nobili. Un gioco semplice ma che richiede buone doti atletiche. Un gioco che rivive ogni anno, la prima domenica di agosto, quando i giocatori imbracciano il classico manicotto di legno irto di punte in cerca di una "volata" che la pesante e velocissima palla di cuoio rende assai difficile. Del bracciale Treia è testimonial illustre. È nato e vissuto qui l’idolo sportivo cui Giacomo Leopardi ha dedicato un’ode: Carlo Didimi. La disfida vede di fronte le squadre che rappresentano i quartieri cittadini: Borgo, Cassero, Onglavina e Vallesacco. Tutti impavesati per l’occasione con i tradizionali colori azzurro, verde, giallo, e viola. Tutti impegnati a ricreare con la sfilata in costume e gli addobbi delle vie le atmosfere di un mondo lontano, quello della prima metà dell’800.

Si aprono le taverne, le botteghe artigiane, i portoni centenari che mostrano atrii affrescati: il tutto dai primi giorni di luglio fino alla fatidica data della tenzone in un crescendo di animazione. Tutti i passaggi delle stagioni però sono contraddistinti da momenti legati alla tradizione.

Il carnevale, con la sua sfilata di carri allegorici. La Pasqua e la suggestiva ricostruzione della Passione. La primavera con la Sagra del Calcione e del Raviolo. L’antico rito della trebbiatura ha il suo momento ludico con la Sagra del Maialino alla Brace, mentre l’autunno si annuncia con la Sagra della Polenta ed il Festival della carne bovina di razza Marchigiana a Santa Maria in Piana.

 

I festeggiamenti natalizi culminano nella rappresentazione della Natività per la quale sono stati ricostruiti i luoghi sacri. E poi le fiere, i loro mercati ed i caratteristici appuntamenti culinari: un ricordo indelebile della Treia pagana che vale la pena di rivivere.